Una lega per pungolare le banche

L’afflusso di cospicui capitali finanziari dall’estero e i dati sul lieve recupero dei conti di alcune nostre banche,  imputabili alla riduzione dell’ammontare delle sofferenze derivante dalla pulizia dei bilanci, contrastano con il perdurare dei problemi del credito che gravano sull’ampissima platea delle piccole e medie imprese. In marzo i prestiti alle famiglie si sono ridotti su base mensile dell’1 per cento, quelli alle imprese del 4, e il mercato delle emissioni obbligazionarie è calato del 10.
16 AGO 20
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L’afflusso di cospicui capitali finanziari dall’estero e i dati sul lieve recupero dei conti di alcune nostre banche, imputabili alla riduzione dell’ammontare delle sofferenze derivante dalla pulizia dei bilanci, contrastano con il perdurare dei problemi del credito che gravano sull’ampissima platea delle piccole e medie imprese. In marzo i prestiti alle famiglie si sono ridotti su base mensile dell’1 per cento, quelli alle imprese del 4, e il mercato delle emissioni obbligazionarie è calato del 10. Dopo un anno e mezzo la stretta creditizia sta in qualche modo allentandosi, e alcuni segnali si vedono in questi giorni, ma le condizioni d’accesso ai finanziamenti restano proibitive soprattutto nei paesi euromediterranei: il 66 per cento delle imprese in Grecia, il 52 in Italia e il 43 per cento in Portogallo ha problemi “molto seri” nell’ottenere prestiti a tassi abbordabili, dice un rapporto Bce citato ieri dall’edizione internazionale del New York Times che evidenziava il problema. Peraltro nel nostro sistema bancario perdura la distinzione fra clienti di “serie A” – cioè le imprese maggiori e quelle di organizzazioni intrecciate con la politica che ottengono grossi fondi e generose ristrutturazioni dei debiti – e clienti di “serie B”, di solito imprese minori.
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E in parte ciò è colpa delle banche, i cui pletorici organi consiliari spesso si spiegano con la rappresentanza di interessi organizzati. Senza contare, poi, che sono sempre le “grandi” società a essersi emancipate un po’ dal bancocentrismo. Quelle piccole, infatti, fanno tuttora scarso ricorso alle mini-obbligazioni per finanziarsi. Sia per riluttanza, sia per la poca domanda. La finanza innovativa tarda a spuntare.